PROVINCIA DI PAVIA

Museo del Contadino

Presso il Castello di Frascarolo

Via Al Castello n. 1

27030 Frascarolo (PV)

 

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Il Castello di Frascarolo e la città

La Lomellina, una vasta pianura compresa tra i fiumi Po, Sesia e Ticino ha rappresentato e rappresenta ancora oggi, in forma minore, una fonte di sostentamento e sopravvivenza nel vero senso della parola. Le sue terre fertili e rese adattissime alla coltivazione dei cereali (grano, mais e soprattutto riso) dalla fitta rete di canali e rogge, che ne hanno permesso e ne permettono una capillare irrigazione, sono state popolate in passato da numerose braccia umane dedite, appunto, al lavoro agricolo.

Già in età romana, dove ora sorge Frascarolo, esistevano alcuni insediamenti, come documentato dai numerosi reperti archeologici dell’epoca ritrovati e conservati in alcuni piccoli musei locali.

Tra il 924 e il 942 si cominciano ad avere notizie del borgo ad opera del vescovo di Lodi Ogglirio che fece dono a suo fratello Aldramano e al conte Alberico di alcuni terreni e borghi, tra i quali compare, appunto, anche Frascarolo.

Attorno al X secolo il borgo fu dominio dei conti Palatini di Lomello che risiedevano però a Pavia, ma nel 1024  detti conti vennero cacciati dalla città e dovettero ritirarsi nei loro possedimenti lomellini, dando origine a un piccolo Stato nel quale fecero erigere numerosi fortilizi creando un notevole sistema difensivo:  il castello di Frascarolo fu uno dei più importanti dal punto di vista strategico.

Ma ecco che un’altra famiglia, i Beccaria, avanza pretese sulla Lomellina, intraprendendo aspre battaglie con i Palatini che sono costretti nuovamente nel 1295 a rientrare a Pavia da dove sono definitivamente cacciati dalle truppe dei Visconti alleatesi con quelle dei Beccaria: era l’anno 1315. Il paese divenne poi feudo dei Varesini e dei Bellisoni attorno al XIII secolo, e rimase loro possedimento fino alla proclamazione della pace di Costanza. Dopo questo Trattato, però, i milanesi avanzarono pretese sui possedimenti dei pavesi e iniziarono aspre battaglie al punto tale che le soldatesche di Milano invasero Sartirana, Breme e Frascarolo. 

Nel 1323, Marco Visconti prese in mano la situazione e proseguì l’assedio dei paesi lomellini compreso Frascarolo, e per molti decenni diede impulso alla zona costruendovi anche un castello nelle immediate vicinanze dei ruderi di due  piccole fortezze. Ma come sempre è avvenuto in altre circostanze, si verificò che anche il castello di Frascarolo divenne teatro di cruenti battaglie combattute fra vari eserciti per il possesso della Lomellina.  Nella zona, il segno delle più violente devastazioni lo diede Facino Cane, che a capo di soldati di ventura, si accanì anche nei confronti di Pieve del Cairo e Olevano. La fine definitiva del castello di Frascarolo avvenne nel 1404, quando esso fu incendiato e irreparabilmente distrutto.

In effetti, Frascarolo, per  la sua vicinanza al Po (importantissimo confine naturale fra le terre lombarde e quelle piemontesi), aveva un interesse strategico di rilevante peso per le battaglie che si succedevano con una notevole frequenza durante quasi tutto il XIII secolo. Si cita come guerra di una certa importanza quella che intrapresero i duchi di Savoia per tentare di assoggettare tutta la Lomellina, ma alla fine essi dovettero sottostare ai voleri degli Sforza e il 30 agosto 1454 firmarono un trattato con il quale si impegnarono a desistere dalle loro mire e a riconoscere la supremazia dei Signori lombardi che durò fino al 1535. Nel frattempo (1512) venne riedificato anche il castello.

Dopo la dominazione sforzesca, il paese passò di mano in mano tra le più significative famiglie dell’epoca, tra le quali si possono citare i Cairoli e i Beretta. Giunti alla metà dell’800, il castello e gli annessi possedimenti terrieri divennero proprietà della famiglia Vochieri e rimase loro fino agli anni ’60 del XX secolo. Il maniero venne trasformato, nell’attuale aspetto, nel 1882 per opera dell’architetto Vandone di Vigevano, su incarico di Giovanni Vochieri. L’originaria struttura prettamente bellica del castello venne radicalmente trasformata in una sorta di residenza dal carattere signorile. Sostanzialmente il Vandone creò un complesso dall’elegante impatto scenografico e con un discreto gusto architettonico.

Struttura del castello. L’edificio si presenta a pianta quadrata ai cui quattro angoli si erigono altrettante torri cilindriche. Ammirando nella sua totalità la costruzione non si può fare a meno di notare gli evidenti rifacimenti ottocenteschi (anche nelle torri) soprattutto nelle parti superiori, sovrastanti le antiche strutture. Sul fronte orientato ad ovest si apre l’ingresso principale del castello sormontato da un’elevazione muraria che si innalza a quota superiore a quella del resto della costruzione; nell’osservare tale ingresso si possono notare ancora le tracce delle sedi delle leve necessarie per il sollevamento del ponte levatoio, ora sostituito da uno in muratura che scavalca il fossato che circonda l’intera costruzione. Il fossato naturalmente non ha più le funzioni difensive (con riempimento d’acqua), ma è stato trasformato in un elegante e austero giardino.

Il castello venne dichiarato monumento nazionale agli inizi del ‘900, e per merito dei Vochieri prima e degli attuali proprietari ora, se ne può constatare la perfetta conservazione. I suoi pregi architettonici si possono annoverare nella serie di loggette, senza soluzione di continuità, alternate da balconcini su quali si affacciano le finestre, alcune praticabili, altre affrescate a trompe-l’oeil, rappresentanti serramenti e tende, come era nello stile ottocentesco. Tutto ciò si può ammirare su tre dei quattro lati del castello , mentre il quarto, quello rivolto a nord, è costituito solamente da un alto baluardo che unisce le due torri e costituisce il quarto lato del quadrilatero.

Intorno a  Frascarolo vi è un’altra opera architettonica che  suscita notevole interesse: si tratta dell’abbazia di Santa Maria di Acqualunga. Se si lascia il paese verso Pieve del Cairo, dopo le ultime case si percorre un chilometro di strada provinciale , poi si devia sulla sinistra per percorrere una tortuosa strada circondata, nella giusta stagione, da coltivazioni di riso e di mais, alternate da piantagione di pioppi. Dopo qualche chilometro si arriva a destinazione, non prima di aver visto anche stanziare o svolazzare  splendidi esemplari di aironi cinerini e di garzette. Attorniata da costruzioni rurali, molte delle quali ormai in rovina, sorge la piccola chiesetta medioevale, con annesso il monastero, che furono eretti nel 1180 da Ascherio, un abate cistercense  proveniente dal monastero di Rivalta Scrivia. La chiesa si presenta con pianta a tre navate e il visitatore può constatare un discreto stato di conservazione. Per ciò che riguarda l’importanza storico-religiosa del complesso, si hanno documentazioni che dimostrano che nel 1459 fu nominato abate del monastero il nobile Francesco Todeschini Piccolomini, che nel 1503 divenne Papa Pio III. In seguito un altro nobile, Galeazzo Pietra, che succedette come abate al Piccolomini, nel 1530, divenne Vescovo di Vigevano.